Durante la diagnosi

Nella fase iniziale il neuropsichiatra effettua, in rapida sequenza, tre colloqui con la famiglia del paziente, tesi alla costruzione dell’alleanza terapeutica con i familiari e all’iniziale valutazione della resilienza familiare mediante appositi test somministrati sia al bambino e/o all’adolescente che ai genitori.

Il “compagno di sostegno”, che il neuropsichiatra presenta ai familiari e che inizierà a seguire il paziente una volta a settimana previo consenso informato dei genitori, è un operatore (medico in formazione specialistica, psicologo, terapista della riabilitazione), che edotto sul caso dal neuropsichiatra e da lui supervisionato nel corso del progetto, si occuperà di sostenere la resilienza del bambino e/o dell’adolescente attraverso un sostegno concreto e quotidiano sia nei momenti di normalità che nei momenti in cui bisognerà affrontare interventi e riabilitazione. È una figura fondamentale che media i rapporti tra il paziente e il mondo esterno. Non si tratta di uno psicoterapeuta ma di un riabilitatore anche se molto specializzato.

La necessità di un intervento psicoterapeutico per il paziente o per i suoi familiari viene valutata caso per caso e qualora si ritenesse necessaria si valuta il momento più opportuno per il suo inserimento e la tipologia (intervento focale o prolungato).